Scoliosi: perché guardare solo i gradi non basta

La scoliosi viene spesso trattata come se fosse una questione puramente di numeri. Si guarda l'angolo di Cobb sulla radiografia, si aspetta che superi una certa soglia, e solo a quel punto si decide di intervenire. È un approccio comprensibile, perché il grado di curva è l'unico dato oggettivo e misurabile che abbiamo a disposizione. Ma è anche un approccio che rischia di far perdere di vista la natura reale del problema.

La scoliosi non è una semplice deviazione laterale della colonna. È una deformità tridimensionale: alla curva si accompagna una rotazione vertebrale, una modificazione della gabbia toracica, una serie di compensi che coinvolgono tutto il sistema muscolare e respiratorio. Trattare solo l'aspetto visibile sulla lastra, ignorando queste componenti, significa lavorare su una parte del problema lasciando il paziente sostanzialmente invariato nella sua funzionalità quotidiana.

Un lavoro che ha bisogno di più figure, non di più timbri

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di approccio multidisciplinare alla scoliosi. È un'espressione che rischia però di svuotarsi di significato se non si traduce in pratica reale. Nella nostra esperienza a Opifisio, la differenza tra un percorso multidisciplinare "sulla carta" e uno realmente efficace si vede nel modo in cui le figure coinvolte comunicano tra loro.

Il fisioterapista, il medico ortopedico o fisiatra e, quando serve un corsetto, il tecnico ortopedico, devono lavorare sullo stesso paziente con obiettivi condivisi e non in sequenza isolata. Quando il fisioterapista sa esattamente cosa sta cercando di ottenere l'ortopedico con l'indicazione al busto, e viceversa, il trattamento smette di essere una somma di interventi scollegati e diventa un unico percorso coerente. È in questo allineamento, più che nella semplice presenza di più specialisti, che si gioca davvero l'efficacia della presa in carico.

Il ruolo della respirazione, spesso il grande escluso

Nel trattamento della scoliosi, e in particolare nell'approccio RPG Souchard, il lavoro sulla respirazione occupa uno spazio centrale che nella pratica clinica comune viene invece frequentemente trascurato.

La ragione è in parte strutturale: la scoliosi modifica la geometria della gabbia toracica, e questa modifica altera meccanicamente il modo in cui il paziente respira. Un torace rotato e asimmetrico non può espandersi in modo simmetrico. Se ci si limita a lavorare sull'allineamento della colonna senza intervenire sul pattern respiratorio, si lascia intatta una delle catene muscolari che più contribuisce a mantenere e talvolta ad aggravare la curva nel tempo.

Integrare il lavoro respiratorio nel trattamento non è quindi un accessorio "olistico", ma un passaggio tecnico necessario per intervenire sulle catene muscolari coinvolte nella deformità in modo completo.

L'errore più comune nel trattamento della scoliosi

L'errore più diffuso nel trattamento della scoliosi, a qualsiasi livello di esperienza, è applicare un protocollo standard senza prima aver davvero osservato il paziente che si ha di fronte.

La scoliosi è una condizione che si presenta in modi molto diversi da persona a persona, per grado di rigidità, per compensi adottati, per età e fase di crescita. Un protocollo rigido, applicato senza un adattamento reale al singolo caso, produce risultati modesti anche quando la tecnica di base è corretta. È un errore che si vede spesso, ed è anche il motivo per cui a Opifisio la valutazione della scoliosi non si esaurisce mai in una lettura della lastra: la guardiamo come si deve, cioè come un sistema che coinvolge respirazione, catene muscolari e compensi, e costruiamo il trattamento su quello che osserviamo nel singolo paziente, non su uno schema uguale per tutti.

La domanda più difficile non è quella clinica

I pazienti con scoliosi, soprattutto i più giovani, fanno quasi sempre la stessa domanda: "Guarirò?" Ma chi lavora con gli adolescenti sa che la vera sfida clinica non sta nella risposta a questa domanda. Sta molto prima.

Sta nel convincere un ragazzo o una ragazza di tredici anni ad accettare un busto ortopedico, a fare esercizi tutti i giorni, a rinunciare a una parte della propria normalità in un'età in cui la normalità è tutto. Questo non si ottiene con la sola competenza clinica. Richiede di entrare in relazione con il paziente, con i suoi genitori, con le sue paure, che spesso vengono amplificate proprio dall'ansia familiare, e che il ragazzo finisce per portare su di sé senza avere ancora gli strumenti per gestirla.

Parte del lavoro terapeutico, in questa fase, è aiutare il paziente e la famiglia a rileggere la scoliosi non come una condanna, ma come una condizione che si può governare. Quando un adolescente inizia a fare gli esercizi perché ne ha capito il senso, e non solo perché gli è stato imposto, il trattamento comincia davvero a funzionare. E quando quello stesso paziente arriva all'età adulta con una curva stabile e una vita pienamente autonoma, si capisce che il lavoro più determinante non era stato quello tecnico. Era stato quello relazionale.

Tutto questo, in Opifisio

Quello che abbiamo descritto fin qui non è un manifesto di intenzioni: è il modo in cui lavoriamo ogni giorno. In Opifisio la scoliosi viene presa in carico da fisioterapisti specializzati nel metodo RPG Souchard, in dialogo costante con gli specialisti in ortopedia vertebrale, fisiatria e, quando serve, con il tecnico ortopedico per il corsetto. La valutazione è tridimensionale, la respirazione è parte integrante del trattamento, e il percorso viene costruito sul singolo paziente, con un'attenzione particolare agli adolescenti e alle loro famiglie.

Se tu o tuo figlio avete ricevuto una diagnosi di scoliosi, o se un sospetto vi è stato segnalato dal pediatra o dal medico di base, il momento giusto per una valutazione è adesso: nella scoliosi il tempo conta, e intervenire nella finestra giusta fa la differenza.

Contattaci al 051 0545668 oppure scrivici per prenotare una prima valutazione.

Articolo a cura di Emanuele Di Ciaccio, fisioterapista e docente del metodo RPG Souchard, Opifisio, Bologna.

Opifisio

Opifisio è un centro di Fisioterapia, Rieducazione Posturale Globale e Pilates

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